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Gallocanta, l'altopiano delle Gru, di Fabio Damiani

Pubblicato: 19/02/13




Gallocanta un piccolo centro abitato situato nella comunità autonoma dell'Aragona nel nord della Spagna su un vastissimo altipiano a mille metri di quota. È proprio questo piccolo paese a dare il nome al complesso lagunare che occupa una depressione endoreica che si estende per circa 540 km2 . L’interpretazione di questo singolare toponimo ha trovato, nel tempo, diverse spiegazioni. Alcune prendono spunto dalla radice celtica dei termini kanto e kaliu (pietra, sponda sassosa) riferendosi all’insediamento, in prossimità delle rive ciottolose della laguna, di una popolazione celtiberica che poi, con la dominazione romana si trasformò in Lucantum. Un’altra ipotesi abbina il vocabolo gallo, con cui i Romani descrivevano popolazioni di origine celtica, al termine canto, nel significato di confine, supponendo che Gallocanta e la sua laguna ossero un luogo di culto per lo svolgimento di cerimonie sacre e di riti religiosi da parte di queste popolazioni. Nel VII secolo, con la conquista da parte degli arabi della penisola iberica, fu fondata la città di Daroca ed il califfato sottomise l’intera zona, compreso l’insediamento romanico che assunse il nome di Allucant o Al Lucant. Nel processo di cristianizzazione che seguì la riconquista da parte di Alfonso I d’Aragona della regione, il nome si è trasformato nell’attuale Gallocanta associando, secondo alcuni studiosi, il nome della chiesa del paese, dedicata a S. Pietro, alla rievocazione dell’episodio biblico che vide l’apostolo rinnegare il Cristo per tre volte prima del cantare del gallo. Durante gli anni ’70 l’attività venatoria era permessa e solo nel 1985, con l’istituzione della Riserva Nazionale di Caccia, fu garantita una gestione vigilata con la proibizione, praticamente, dellla caccia alle specie acquatiche. Nel 1987, con l’applicazione della Direttiva CEE/409/79, il complesso lagunare diviene di fatto protetto per entrare, qualche anno dopo, a far parte dei siti di importanza internazionale secondo la convenzione di Ramsar. Infatti, la laguna, oltre alle specie nidificanti, ospita numerosi svernanti tra cui, in numero veramente cospicuo, sono stati censiti almeno 80.000 moriglioni (Aythya ferina), 37.000 fistioni turco (Netta rufina) e più di 40.000 folaghe (Fulica atra). Di fatto, però, il bacino lacustre è di vitale importanza per la sosta della specie più consistente che è rappresentata dalle gru (Grus grus) il cui numero, in coincidenza con la proibizione della caccia e con il prosciugamento di alcuni laghi al centro della penisola, è cresciuto in maniera rilevante, al nostro arrivo dicono ci siano presenti circa 27000 esemplari di questi maestosi uccelli.
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La laguna di Gallocanta è costituita da tre corpi lacustri (Lagunazo Pequeño, Lagunazo Grande e Los Lagunazos) il cui livello dipende molto dalle precipitazioni, raggiungendo la profondità massima di 2,50 m. Inoltre, le acque che confluiscono dalle montagne circostanti apportano, nella laguna, significative quantità di sale che innalzano la concentrazione salina fino a 105 grammi per litro grazie alla quale, anche negli inverni più rigidi e con temperature che superano i venti gradi sotto lo zero, le acque non gelano completamente.

E' molto semplice arrivarci, con un volo da Milano destinazione Madrid in un paio d'ore arriviamo nella capitale, avevamo già fatto una prenotazione per un'auto a noleggio che ritiriamo direttamente in aeroporto. Stivato l'intero bagagliaio nell'auto percorriamo circa 280 km in direzione Saragoza, per arrivare a destinazione circa tre ore e mezza dopo. Una leggera pioggerellina, la mancanza di presenza umana, rende questo paesaggio davvero unico nel suo genere. L'accesso ai capanni nella laguna è permesso solamente dopo essersi registrati per tempo ed è tassativo entrarci con il buio , questo vale sia per l'ingresso che per l'uscita dallo stesso.



Arrivati sull'altopiano ci accorgiamo subito del senso di naturalezza che questo posto esprime, stormi di decine di gru ci passano sopra, vocianti ritornano verso la laguna dove poi passeranno la notte. Ovunque l'occhio guardi verso il cielo vede gru che volano. La gru " grus grus " è un'uccello alto quasi 120 cm e, gli adulti se in buona forma possono pesare fino a 7 kg, è uno degli uccelli che ha destato maggiore interesse nella comunità scientifica a causa delle loro abitudini migratorie. Un uccello gregario, vale a dire che si riunisce in stormi formati da un numero variabile di individui, che sviluppano la loro attività in forma più o meno collettiva per la maggior parte dell'anno. Questo comportamento, comunque, è molto meno evidente nell'epoca dell'accoppiamento, che comincia in primavera. I territori di riproduzione si localizzano nelle aperte distese dell'Eurasia settentrionale, quasi sempre in prossimità di zone umide dove gli stormi di gru si disperdono. In questa epoca ogni coppia occupa un piccolo territorio, nel quale costruisce il suo nido a forza di accumulare materiali che trova nei dintorni. La struttura, situata direttamente al suolo, di solito ha un diametro di quasi 1,5 m e rimane nascosta tra l'erba alta che la circonda. Nel Frattempo anche Roberto il piu meridionale del nostro gruppo arriva a Gallocanta ed il nostro stormo si compatta, proprio come le gru. Abbiamo intanto recuperato le chiavi dei capanni che andremo a visionare appena buio.




L'indomani ci si alza quando ancora fuori c'è il buio, la temperatura esterna è intorno agli zero gradi ma l'altissima umidità ci fà percepire un certo freddo. Partiamo alla volta dei capanni, con una flebile luce di una torcia ci incamminiamo nel buio, fino a quando prendiamo posizione al loro interno. Sulla laguna ancora tutto tace, attendiamo che la luce cominci a salire accompagnando il vociare delle gru. I primi stormi cominciano ad involarsi ma ancora troppo buio per poter pensare di scattare qualche fotografia, solamente il piacere di veder sfilare davanti a noi tantissimi uccelli. Per qualche mese sull'altopiano compiono lo stesso iter tutti i giorni. Finalmente arriva anche la luce ed oltre ad ammirare questo spettacolo naturale possiamo cominciare a catturare qualche fotografia del volo di questi stupendi trampolieri.

Per un'abbondante ora è un susseguirsi di stormi formati da parecchi individui giovani e adulti che sorvolano la zona, alcuni uccelli atterrano davanti a noi al limitare di una lingua di acqua dove resteranno per parecchio tempo a mangiare. Essendo uccelli monogami si distinguono benissimo subito le coppie formate con al seguito i giovani nati l'anno prima, un'adulto è sempre all'erta mentre il resto della famiglia non si cura di nulla e tranquillamente razzola in questa immensa pianura.

La mattinata passa velocemente, il continuo movimento di questi uccelli non ci lascia un momento di sosta, giusto appunto qualche minuto per addentare uno spuntino che ci siamo preparati la sera prima. Ricordo che non si puo' uscire dai capanni fino a quando non cala il buio. Appena prima di mezzogiorno una calma apparente, non si muove nulla, le gru davanti a noi sono a testa china e non fanno nulla se non beccare il terreno, è il momento per rilassarsi qualche minuto e riprendere le forze, siamo seduti su una panca in legno, e anche in posizione eretta bisogna stare con la testa piegata. L'architetto che ha progettato i capanni forse pensava che le persone che poi sarebbero state al suo interno non avrebbero superato il metro e quaranta.. Mentre si parla del piu' e del meno ci sfreccia davanti a velocità incredibile un chiurlo maggiore " numenius arquata" lo identifichiamo appena posato a terra , si mimetizza perfettamente con l'ambiente circostante. Lo seguiamo con il binocolo sembra non curarsi della nostra poszione e pian piano si incammina verso di noi. A questo punto non ci curiamo piu' delle gru che tra l'altro non fanno altro che stare con la testa chinata ad alimentarsi e ci prepariamo a riprendere questo limicolo particolare che non sta fermo un solo istante.

Durante il resto della giornata non avvengono particolari situazioni se non un andare e venire di stormi piu' o meno numerosi di gru che atterrano e si involano alla ricerca di nuovi posti di alimentazione. Non ci resta che aspettare la sera sperando che la luce sia dalla nostra parte, le nuvole basse ci hanno accompagnato tutto il giorno. Giusto il tempo per fare qualche scatto al paesaggio circostante e la sera cala, tra poco è ora di uscire finalmente.

     

Il giorno dopo la situazione cambia. Sia le previsioni meteo che la bellissima stellata preannunciano tempo sereno. Le temperature già basse, sarebbero calate ulteriormente. Quando partiamo con il buio siamo avvolti da una fittissima nebbia e la nostra autovettura sembra uscita da un congelatore. Carichi di speranza, consapevoli che con il sorgere del sole anche la nebbia scomparirà ci avviamo verso i capanni. Nella laguna la nebbia è ancora piu' spessa, fatichiamo anche con la torcia a trovare il sentiero giusto. Verso le otto la luce comincia a farsi largo nella nebbia che non vuole lasciare il passo al sole, anche le gru non si involano ancora. La temperatura e abbondantemente sotto zero, l'erba è il resto dell'ambiente è completamente ricoperto da uno spesso strato di brina, restiamo ad aspettare mentre come fantasmi ci passano stormi di gru molto vicini, solamente il fragore dei loro richiami ci permette di renderci conto di quanto siano vicini.



Quando il sole fà capolino tra la nebbia sono ormai le undici del mattino, noi già provati per l'attesa e il freddo tiriamo un sospiro di sollievo. Quando la visuale ci permette di dare un'occhiata a 360° ci accorgiamo di quanti uccelli sono atterrati nelle nostre vicinanze senza nemmeno ce accorgessimo. Il paesaggio è completamente diverso dal giorno prima, tutto è ricoperto dalla galaverna che si è creata durante la notte.
E' mezzogiorno, la temperatura si è alzata leggermente, anche gli uccelli sembrano muoversi piu agevolmente, stormi piu' o meno numerosi si involano mentre altri atterrano. Contiamo all'incirca un centinaio di individui davanti a noi. Dal silenzio assoluto senza nessun preavviso tutti gli uccelli si involano fragorosamente, un giovane d'aquila reale " aquila chysaetos "sorvola a bassa quota disturbata dal solito corvo nero, non ci resta che ammirare la bellezza di questo rapace. Purtroppo non facciamo in tempo a riprenderla inoltre le feritoie dei capanni non ci permettono di dirigere gli obiettivi verso il rapace.

Dopo questo momento di panico generale che si è venuto a creare tra le gru torna la quiete ma ancora nessun uccello si è posato. Non molto lontano scorgiamo un rapace che si dirige verso di noi, avvicinandosi intravvediamo e identifichiamo che si tratta di un nibbio reale " milvus milvus " è in caccia proprio davanti alla nostra postazione e atterra un paio di volte a banchettare. Il nibbio reale predilige le distese aperte dove caccia piccoli mammiferi, uccelli e non disdegna le carogne, ma da quello che riusciamo a vedere si accontenta di qualche grosso insetto o avanzo di qualche corvo.

   

Le ore passano, dopo la nebbia anche un po' di sole non guasta, aspettando il momento propizio e la luce giusta scattiamo parecchie fotografie riprendendo i voli di questi uccelli e i primi accenni di consolidamento delle coppie che anche se temporalmente presto cominciano a farsi vedere.




La luce si fà sempre piu bassa e prima che il sole si nasconda dietro le nuvole all'orizzonte abbiamo ancora il tempo di goderci questo stupendo angolo di Spagna, in attesa che faccia buio per uscire mi soffermo su un piccolo stormo di passeri che si illumina ad ogni involo, le siluette delle gru si dipingono di rosso e il paesaggio tutto intorno si lascia ammirare in tutta la sua bellezza.



   
E' l'inizio di Gennaio, un paio di giorni di capanno bastano per ammirare e fotografare questi meravigliosi uccelli, che da parecchi anni, dopo che nel 1985 è stata vietata la caccia e istituita la Riserva Nazionale ritornano sempre numerosi. La punta massima censita è stata di 62000 individui. Alcune informazioni utili sono state tratte dall'articolo che Roberto Mazzagatti nostro compagno e amico di viaggio ha scritto per la rivista Dererum della cogestre edizioni.



Notizie utili

Per raggiungere la laguna di Gallocanta, si può arrivare sia da Madrid che da Saragozza. Quest’ultima città, pur essendo molto vicina (106 km contro i 247 km della capitale spagnola), offre minori opportunità per quanto riguarda i voli diretti dall’Italia.

In generale, comunque, si può far riferimento all’Oficina de Informaciòn Turistica, in Caje Major - Gallocanta - + 34 976 803 070.
Altre utili informazioni si possono trovare consultando:
www.naturaldearagon.com
www.aragon-turismo.com
Fabio Damiani

Fabio Damiani, amante della fotografia naturalistica, attraverso il mirino della sua inseparabile macchina fotografica persegue un percorso fotografico, contraddistinto dallo studio delle specie e del loro ambiente, da una paziente osservazione da intuizione e sensibilità…tutto ciò in preparazione di quello che sarà lo scatto finale, nel quale pone particolare cura verso il soggetto, la composizione, i dettagli e i colori, non lasciando niente al caso. La sua fotografia non vuole solo documentare in maniera precisa, ma vuole svelare il linguaggio con il quale la Natura ci parla, un linguaggio universale che emoziona, suggestiona, arricchisce e fà battere il cuore. Il lavoro fotografico qui proposto, filtrato dalla sua sensibilità e dal rispettoso e profondo legame che ha con la natura vuole trasmettervi e rendervi partecipi degli istanti di stupore e di forte suggestione che ha vissuto e che rimarranno indelebili nei suoi ricordi e nella sua anima. Si è specializzato nella fotografia agli uccelli, affascinato da quella naturalezza e leggerezza che li distingue e forse affascinato anche dalla libertà del loro punto di vista che dall’alto può spaziare senza limiti infatti in particolare gli piace rappresentare il volo in tutte le sue forme, il sogno di tanti… staccarsi da terra… fluttuare nel vuoto… essere liberi… e soprattutto… muovere l’Aria. Sito internet di Fabio Damiani: http://www.fabiodamiani.it



Fabio Damiani


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